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| La chiesetta di S. Maria D'Aurio sorge nella campagna di Lecce a circa 1 Km dal paese di Surbo. Sull'origine di Surbo non si possiedono notizie storiche sicure, ma l'esistenza dell'agglomerato di Aurio nel casale è accertata sin dal XII secolo, da un diploma del 16 settembre 1181 del re tancredi d'Altavilla, da un'epigrafe (1133) e da altri tre diplomi datati 1190, 1193, 1197, due di Tancredi ed uno di Enrico VI. | |
Espressione del Romanico Salentino
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Il monumento è un autentico gioiello del romanico salentino, le cui mode decorative e strutturali vennero espresse in maniera originale: nelle facciate delle cattedrali romaniche di Puglia appaiono profili aguzzi, grandi torri quadrate che fiancheggiano le absidi. Intorno all'anno 1000 dell'era cristiana il monachesimo basiliano operava nel salento dove fece fiorire la cultura Lauritica. Laure si chiamavano le cripte ipogee dove venivano venerati i santi. Il toponimo d'Aurio potrebbe derivare dalla voce greca Layrion (piccolo cenobio). |
| Poco distante dalla chiesa di S. Maria d'Aurio esiste ancora una torre colombaia costruita forse contemporaneamente al casale d'Aurio. Infatti in passato, era consuetudine edificare nei pressi di ogni casale una colombaia costruita per l'allevamento dei colombi, i quali in caso di guerra venivano utilizzati come mezzo di comunicazione. | |
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La chiesa è stata costruita in pietra leccese, la cui malleabilità ha permesso agli antichi di graffirla disegnando per lo più imbarcazioni che appaiono sia all'interno che all'esterno. Sul lato opposto alla facciata, in alto a destra, si erge il piccolo campanile della nostra chiesetta. Nella parte cuspidale della facciata vi sono degli archetti pensili di coronamento, tutti di uguale dimensione. Sulla parete esterna destra invece gli archetti si presentano con conci di diverse dimensioni. Il prospetto della chiesetta possiede un portale fiancheggiato da due leoni marmorei. Il portale è ornato da un'architrave a fregio geometrico, sulla quale appare una lunetta che un tempo doveva contenere un'immagine sacra (per ragioni statiche furono costruiti due piedritti al lato del portale e altri due posti a sostegno del muro sud , al quale si addossa un vano a pianta quadrangolare che svolge la funzione di sacrestia). |
| L'interno della chiesetta è a tre navate con quattro colonne monolitiche libere e quattro con funzione di pilastri addossati al corpo della "fabbrica". Le colonne presentano tracce di iscrizioni in greco graffite sulla pietra. Le prime due presentano capitelli rozzamente scolpiti. Il capitello della colonna a destra presenta, scolpito in alto, una piccola croce, in basso quattro pesci e motivi floreali. Quello della colonna a sinistra invece presenta in rilievo un motivo decorativo costituito, in alto, da volute ed in basso da piccoli archetti. I capitelli delle quattro colonne libere (che si esemplano dalla chiesa di S. Maria di Cerrate nei pressi di Squinzano) non possiedono gli stessi modelli decorativi. Le due colonne a destra sono più elaborate e presentano figure simboliche di chiara marca medioevale. Gli altri due capitelli invece appaiono più classicheggianti, essendo la decorazione floreale assimilabile allo stile corinzio. Le colonne sostengono degli archi acuti a sesto rialzato, e nelle absidi laterali appaiono finestrelle a strombo, ora chiuse. Un oculo, poi, si apre sulla cuspide della facciata e proietta la luce sull'abside centrale della chiesa, che possiede un altare di medie dimensioni, rovinato, tutto di pietra leccese. Alla chiesa si accede, oltre che dalla porta principale, anche da una porticina che si apre sul lato destro sulla cui architrave appare un fregio sovrastato da una lunetta, che era sicuramente affrescata. | |
Patrimonio artistico della chiesa
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Un tempo la chiesetta di S. Maria d'Aurio era riccamente affrescata ed era inoltre dotata di un pregevole polittico ligneo, opera di Bartolomeo Vivarini, costituito da sette pannelli centinati, dipinti a tempera di cui il mediano, sormontato da un frontone triangolare, era diviso da sottili colonnette. Il trascorrere dei secoli e il degrado dovuto all'incuria hanno causato la rovina del polittico costituito da sette pannelli dei quali solo tre sono recuperati: si tratta di quelli centrali raffiguranti la Vergine con il Bambino, con a destra S. Scolastica e a sinistra S. Benedetto. Il fondo in tutte le tavole è d'oro. Quella centrale rappresenta Maria seduta su un trono cuspidato, con veste rossa ad ampio mantello azzurrino. Essa ha il capo cinto di lunghe bende che da un lato ricadono sulla spalla e dall'altro discendono per avvolgere il capo di Gesù, che le sta in piedi sul grembo. Nei due pannelli laterali appaiono le figure di S. Benedetto e di S. Scolastiaca, in abito monacale, che cade verticalmente a pieghe abbondanti e parallele. I santi hanno nelle mani il pastorale ed il libro delle preghiere rilegato a rilievo. Essi piegano lievemente il capo di fianco, verso la Vergine, con mistica espressione. Entrambi poggiano su piedistalli tondi del colore marmo di Verona. Alla chiesetta è stato negato il privilegio di custodire questo capolavoro pittorico di scuola veneta che da lungo tempo è in restauro nella Pinacoteca Provinciale di Bari. |
Degrado dell'ambiente circostante
La chiesetta di S. Maria d'Aurio appare a prima vista abbandonata nel verde della campagna circostante. Ben presto per chi osserva il monumento romanico si accorge che il silenzio "sacro" dell'ambiente è interrotto dal passaggio continuo di camion della SASPI. Infatti a pochi chilometri dal monumento vi è la discarica "Fondo da Rio", che rompe l'armonia creata dalla vista di tale gioiello dell'arte romanica. Forse chi la utilizza, non ha tenuto conto dei danni che poteva provocare sia all'ambiente naturale che alla chiesetta stesso.