La sofferenza

 

I nostri occhi non vedono molto lontano, ma immaginiamo di guardare il mondo dall’alto, famiglie benestanti e famiglie poverissime, ragazzi che vanno all’università e ragazzi analfabeti che lavorano fin da bambini, abitazioni lussuose e squallide baracche… La realtà contemporanea è fatta di contrasti stridenti, di pochi che stanno bene e di moltissimi che soffrono, e i fortunati hanno anche la fortuna di essere ipocriti, predicando del bene, con grandi paroloni: amore, fraternità, giustizia, in realtà poi rimangono solo parole sospese in aria, ma l’uomo, che si sente superiore a chiunque, di fronte al fenomeno della morte si sente impotente e quel muro insormontabile cade e si sente impaurito, spaventato… Benché l’uomo tenti di escluderla, la sofferenza è una presenza quotidiana: sia a causa di malattie, che lentamente o improvvisamente scalfiscono la salute della persona sia a causa della malvagità umana, che scatena lotte frenetiche, guerre e violenze di ogni genere …l’uomo ha paura della morte perché ne è dominato… la sofferenza , il dolore, la morte è qualcosa che l’uomo non può vincere perché fa parte di se, della vita! E’ l’eredità dei viventi che lo accompagnano e concludono la vita di ogni uomo.

Poco tempo fa' la morte ha portato via un amico speciale… è ho potuto constatare a pelle quanto l’uomo sia incapace di fronte a questo fenomeno, ma contemporaneamente si avvicina all’altro accomunati dello stesso dolore.

Un anno fa, quando ho incominciato la scuola, nella mia classe c’era un ragazzo, diverso da noi ma contemporaneamente uguale a tanti altri, con la stessa voglia di amare, giocare, andare a scuola, stare con i coetanei; la sua differenza era una malattia, e per questo che all’inizio veniva emarginato e isolato, anche se la classe non era compatta tutti lo guardavamo come un diverso, per i suoi atteggiamenti, per il suo modo di essere scontroso e diffidente, veniva spesso sgridato da noi ragazze perché tendeva ad allungare le mani, ma non capivamo che era il suo modo di comunicare con noi. Veniva raramente a scuola, e quando restava solo potevi vedere i sui occhi segnati dalla fatica di vivere col suo dolore, ma riuscivi sempre a vedere un filo di speranza nel suo sorriso.

L’anno successivo, incominciammo a conoscerlo, mi ricordo ancora le nostre chiacchierate in sala computer, la nostra diversità, le nostre idee opposte su tutto, odiava il calcio, diceva che era uno sport troppo violento, io non la pensavo come lui ma nessuno di noi due criticava l’altro, mi ricordo che mi chiedeva sempre la lametta per le unghie, ci teneva molto al suo aspetto.

Poi d’improvviso non venne più a scuola, tutta la classe ne soffriva, cercavamo sue notizie, ma era inutile, nessuno sapeva niente, ogni volta che chiamavamo per informarci non trapelava niente da quel telefono, solo che stava dormendo o che era troppo stanco per parlare al telefono! Mi ricordo ancora quando quella bruttissima notizia ci arrivò.… era un martedì della sesta ora, in classe vi era la solita aria allegra, tutti parlavamo e scherzavamo, quando la professoressa Longo, entrando con le lacrime che a malapena riusciva a trattenere, con una voce molto sottile e piena di dolore ci informò… in classe per qualche secondo ci fu silenzio, nessuno riusciva a parlare, ma fu spezzato dai nostri pianti, dal nostro dolore; io non riuscivo a piangere, non ci credevo, non mi sembrava vero, era impossibile…. In classe, per la prima volta, tutti si aiutavano a vicenda, uno cercava di consolare l’altro, tutti avevamo capito quanto la vita di un essere è fragile, un filo in mezzo ad un occhi del ciclone. Nulla è per sempre; di fatto, non perdiamo mai le persone che amiamo, diventano immortali per mezzo nostro, continuano a vivere nei nostri cuori e nelle nostre menti, partecipano a ogni nostro gesto, idea e decisione; nessuno potrà mai sostituirli e , nonostante il dolore, siamo più ricchi per tutti gli anni investiti in loro. Grazie a lui ho così tanto da portare ai miei rapporti di adesso e a quelli a venire.

Sara Zimari

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