La caduta delle speranze
Egli fissava ostinato un punto nel cielo, come se quella realtà fosse prossima. Passava intere giornate disteso sul letto, aveva bisogno di pace. Cercava lo smarrimento da quel pensiero che aleggiava prepotente nella sua mente, nei suoi taciturni fino a nascondersi, a potersi proteggere nel suo silenzio, che diveniva una barriera nei confronti del mondo esterno dal quale si sentiva emarginato e nel quale non riusciva a sentirsi preso in considerazione e le sue idee finivano per incontrare un muro invalicabile. Non vi era giorno in cui la sua sofferenza non fosse presente. Soffriva al pensiero di dover abbandonare la luce del sole al mattino, il cinguettio allegro che recava diletto all'anima.
Fissava con un intensità addolorata e fosca la denominazione di quella orribile diagnosi.
La caduta delle speranze, intorno a lui il paesaggio aspro e minaccioso, trasognato e ignaro del trascorrere del tempo.
Fino a quando, dentro di lui, si fa prepotente la voglia di vita.
Finché nel suo cuore resterà un alito , il desiderio che lo stringe sempre più forte vivrà dentro di lui.
Ogni suo gesto, parola, sorriso, sospiro è propenso all'amore nei confronti della vita; perché nel suo cuore la luce vi sarà anche quando vi regnerà l'oscurità. Mentre si fissa allo specchio, un volto a lui sconosciuto, occhi smarriti, mani esili che non sanno più sorridere, incapaci di gioire.
Nella sua mente cercano spazio le illusioni. La sua anima si ribella un istante, per poi ritornare alla sua quiete usata; si inginocchia, rassegnato, dinanzi a questa intollerabile ingiustizia dell'esistenza..
E in un frangente la sua luce si spegne, avvolta nella fitta oscurità delle tenebre. Ora , sguardi smarriti e increduli si affollano verso quel banco vuoto, che pur privo di vita, e come se racchiudesse in sé le speranze di quei giorni in cui nulla e nessuno avrebbe potuto e voluto immaginare che in un istante la sua vita gli sarebbe stata strappata come una foglia secca al vento.
Cuori pesanti, sommersi dai rimorsi che affollano le menti di "perché", "forse avrei dovuto"
Adesso, un'ultima lacrima sgorga dagli occhi umidi e offuscati, scorrendo lungo il viso, fino a disperdersi, a cadere con un tonfo assordante nelle acque agitate dell'anima.
Persano Francesca
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