Ciàula scopre la luna

La deviazione da ogni consuetudine, la frantumazione della crosta della pigrizia, aprono la possibilirà di vedere " con altri occhi " che si offrono come dono gratuito della scoperta della chiara luce lunare al candido Ciàula.

Ciàula è un povero scemo che più che trentenne, vissuto nelle squallide miniere di zolfo dell’Arigentino,costretto al lavoro più umile e più faticoso che è quello di trasportare dal ventre della miniera alla luce del sole lo zolfo grezzo che i picconieri scavano

Ciàula si è abituato al buio della miniera, conserva però un’invincibile paura del buio della notte, specialmente da quella terribile notte in cui per lo scoppio di una mina era nmorto il figlio di Zi’ Scarda e lo stesso Zi’ Scarda aveva perduto un occhio.

Si può anzi dire che Ciàula non conoscesse la notte, perché si buttava sul suo sacco di paglia al calar del sole, si levava allo spuntar dell’alba puntualmente svegliato dalla pedata del padrone.

Ma una sera è costretto da Cacciagallina, soprastante della miniera, a lavorare insieme a Zi’ Scarda per tutta la notte. Egli fa il suo solito carico e si avvia verso la bocca della miniera, tremando per il carico e ancor più per la paura del buio che avrebbe trovato là, appena fuori.

" curvo…, egli veniva su,su, su, dal ventre della montagna…E non vedeva ancora la buca, che lassù lassù si apriva come un occhio chiaro… Se ne accorse solo quando fu agli ultimi scalini. Dapprima, quantunque gli oaresse strano, pensò che fossero gli estremi barlumi del giorno: Ma la sciara cresceva sempre più, come se il sole, che egli aveva pur visto tramontare, fosse rispuntato.

Possibile?

Restò – appena sbucato all’aperto – sbalordito.

Grande, placida, come in un fresco, luminoso oceano di silenzio, gli stava di faccia la luna.Si, egli sapeva, sapeva cos’era; ma come tante cose si sanno, a cui non si è dato mai importanza. E che poteva importare a Ciàula, che in cielo ci fosse la luna?