La mosca


Giurlannu Zarù, un robusto contadino vede stroncata la sua vitalità per un nulla, per una mosca, che lieve lieve gli ha inoculato il carbonchio.Mentre sta per morire, Giurlannu desidera disperatamente che anche il suo giovane cugino Neli venga punto dallo stesso insetto e muoia lì sfigurato insieme a lui. L’idea della morte gli sembra più sopportabile, se può immaginare lo stesso crudele destino per il cugino.

Nessuno lo sapeva, e intanto la morte era lì, ancora; così piccola, che si sarebbe appena potuta scorgere, se qualcuno ci avesse fatto caso.

C’era una mosca, lì sul muro, che pareva immobile; ma a guardarla bene, ora cacciava fuori la piccola proboscide e pompava, ara si nettava celermente le due esili zampine anteriori, stropicciandole tra loro, come soddisfatta.

Il Zarù la scorse e la fissò con gli occhi.

Una mosca.

Poteva essere stata quella o un’altra. Chi sa? Perché, ora, sentendo parlare il medico, gli pareva di ricordarsi. Si, il giorno avanti, quando s’era buttato lì a dormire, aspettando che i cugini finissero di smallare le mandorle del Lopes, una mosca gli aveva dato fastidio. Poteva esser questa?

La vide a un tratto spiccare il volo e si voltò a seguirla con gli occhi.

Ecco era andata a posarsi sulla guancia di Neli. Dalla guancia, lieve lieve, essa ora scorreva, in due tratti, sul mento, fino alla scalfitura del rasoio,e s’attaccava lì, vorace.

Giurlannu Zarù stette a mirarla un pezzo, intento assorto. Poi, tra l’affanno catarroso, domandò con una voce da caverna:

Giurlannu Zarù non disse altro: si rimise a mirare quella mosca che Neli, quasi imbalordito dalle parole del medico, non cacciava via.Egli, il Zarù, non badava più al discorso del medico, ma godeva che questi, parlando, assorbisse così l’attenzione del cugino da farlo stare immobile come una statua, da non fargli avvertire il fastidio di quella mosca lì sulla guancia.

 

Oh fosse la stessa! Allora sì, davvero, avrebbero sposato insieme! Una cupa invidia, una sorda gelosia feroce lo avevano preso di quel giovane cugino così bello e florido, per cui piena di promesse rimaneva la vita che a lui, ecco, veniva improvvisamente a mancare.

A un tratto! Neli come se finalmente si sentisse pinzato, alzò la mano, cacciò via la mosca e con le dita cominciò a premersi il mento, sul taglietto. Si voltò al Zarù che lo guardava e restò un po’ sconcertato vedendo che questi aveva aperto le labbra orrende, a un sorriso mostruoso. Si guardarono un po’ così. Poi il Zarù disse, quasi senza volerlo:

Neli non comprese e chinò l’orecchio.

…………..

Nel rivoltarsi verso il muro, rivide la mosca, lì di nuovo.

Eccola.

Ora cacciava fuori la piccola proboscide e pompava, ora si nettava celermente le due esili zampine anteriori, stropicciandole fra loro, come soddisfatta.