L’uccello impagliato


L’animale impagliato aveva per Marco quasi un valore " scaramantico": per la sua antichità, gli dava, ogni volta che lo guardava, la speranza di poter anche lui diventare vecchio. Alla fine della novella però, la presenza dell’animale assume agli occhi di Marco un diverso significato,in relazione al suo percorsi esistenziale ormai compiuto. Apparentemente vivo, ma invece morto da molti anni, l’uccello impagliato diventa per Marco l’immagine rivelatrice della sua vita-morta: come dentro l’animale non ci sono più viscere, un cuyore palpitante di vita, ma solo paglia, così marco, chiuso nella sua tragica autoreclusione, non scorre più da molti anni la vita.

" L’ugghia, la nausea gli crebbero tanto, che un giorno alla fine si convinse che gli restava da fare qualche cosa; non sapeva ancora bene quale;ma certamente qualche cosa, per liberarsi dall’incubo che ancora lo soffocava.

Non aveva già vinto? No. Sentiva che ancora non aveva vinto.

Glielo disse, glielo dimostrò a meraviglia quell’uccello impagliato, ritto lì sulla gruccia da pappagallo tra le due scansie.

Lo strappò dalla gruccia; cavò da una tasca del panciotto il temperino e gli spaccò la pancia:

Che intendeva dire? Ma questo semplicemente. Andò a sedere davanti alla scrivania, trasse da un cassetto una rivoltella e se la puntò alla tempia.

Questo. Così soltanto avrebbe vinto veramente"