Il treno ha fischiato


E’ la novella della evasione dal quotidiano, dal tram tram della vita spicciola ed umile di ogni giorno, evasione che si realiza a mezzo della fantasia; la novella del pover’uomo che si libera dai ceppi che lo irretiscono, dalle forme consuetudinarie perché vuole vivere una vita diversa, la sua vita, gli altri naturalmente lo crederanno pazzo, ma egli non si sente affatto tale e non lo è.

Circoscritto… sì, chi l’aveva definito così? Uno dei suoi compagni d’ufficio. Circoscritto, povero Belluca, entro i limiti angustissimi della sua arida mansione di computista, senz’altra memoria che non fosse di partite aperte semplici o doppie o di storno, e di defalchi e prelevamenti e impostazioni; note, libri-mastri, partitarii, stracciafogli e via dicendo. Casellario ambulante. O piutosto, vecchio somaro, che viveva zitto zitto, sempre d’un passo, sempre per la stessa strada la carretta, con tanto di paraocchi.

Non avevo mai veduto un uomo vivere come Belluca.

Una notte, non riuscendo a prender sonno, ha sentito d’improvviso fischiare il treno e la cosa, di per sé insignificante, ha avuto per lui un effetto prodigioso: egli ha creduto di poter viaggiare su quel treno verso mondi lontani ed ignoti, eppure esistenti, la Siberia o il Congo; ha creduto di poter evedere, viaggiando con la fantasia, eccitata da quel fischio nella quiete della notte, ha pensato di liberarsi da quel suo mondo di meschinità, di umiliazioni e di miseria, piatto ed impossibile,di vivere il suo mondo, quello che egli aveva dimenticato da tanto tempo. Chiamatelo pure pazzo, ma egli da quella notte copminciava a vivere davvero la sua vita.

E, dunque, lui – ora che il mondo gli era rientrato nello spirito – poteva in qualche modo consolarsi1 Sì, levandosi ogni tanto dal suo tormento, per prendere con l’immaginazione una boccata d’aria nel mondo.

Gli bastava!

Naturalmente, il primo giorno, aveva ecceduto. S’era ubriacato. Tutto il mondo, dentro d’un tratto: un cataclisma. A poco a poco, si sarebbe ricomposto.

Sarebbe andato, appena ricomposto del tutto, a chiedere scusa al suo capo-ufficio, e avrebbe ripreso come prima la sua computisteria, soltanto il capo-ufficio ormai non poteva pretendere troppo da lui come per il passato: doveva concedergli che di tanto in tanto, tra una partita e l’altra da registrare, egli facesse una capatina, sì, in Siberia… oppure oppure… nelle foreste del Congo.

- Si fa in un attimo, signor Cavaliere mio. Ora che il treno ha fischiato…