Dal naso al cielo

 

Sciamannato,tutto gocciolante di sudore, col testone raso e la cotenna ridondante su la nuca, le lenti che gli scivolavano sempre di traverso sul naso a gnocco, e quei grossi occhi biavi che pareva le andassero cercando per guardare, obbligando il capo a certi buffi rigiramenti sul collo che facevano pensare a un bue smanioso sotto il giogo, il professor Dionisio Vernoni non era fatto in verità per attirar la confidenza.

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Finalmente, ecco il Reda! Uh, lodato Dio, sorrideva… Ebbene?
- Nulla, signori miei. Stiano tranquilli. Una lieve psicosi passeggera. Crisi isterica, ecco. Passerà.
Ma il professor Dionisio Vernoni si fece avanti accigliato, rabbuffato:
-Psicosi? – disse. – Giù nelle macchie del Convento? Se lei dice psicosi, io so di che si tratta! So tutto, so tutto! La signorina Gilli ha veduto! La signorina Gilli ha sentito anche lei!
Lo Scamozzi, il Borisi, il dottor Sandrocca, la moglie, Miss Green si voltarono a guardarlo a bocca aperta:
-Veduto… che cosa?
-Ma non gli diano retta, per carità! - esclamò il senatore.
-Allucinazione, è vero? - gridò allora il Vernoni con aria beffarda e di sfida. - Psicosi… crisi isterica… E come spiega lei allora che anch’io, sissignore, anch’io, l’altro giorno, verso sera, ho udito… sissignori, ho udito mentr’ero là solo, nella macchia, presso il Conventino, una musica… una musica di paradiso, che partiva dalla chiesetta… organo e arpe… melodia divina! 

 

 

Là proprio sotto ai primi ippocastani, a una cinquanntina di passi dal Conventino, giaceva il cadavere del senatore Romualdo Reda, piccolo piccolo, disteso supino, senz’alcuna traccia di violenza addosso, anzi come se qualcuno l’avesse composto nel sonno eterno, coi piedi giunti, i braccini distesi lungo la minuscola persona.
Rimaseri tutti basiti a mirarlo.
Dall’alto delle corone di quegli ippocastani pendeva un esilissimo filo di ragno, che s’era fissato su la punta del naso del piccolo senatore.
Di quel filo non si vedeva la fine.
E dal naso del piccolo senatore un ragnetto quasi invisibile, che sembrava uscito di tra i peluzzi delle narici, viaggiava ignaro, su su, per quel filo che pareva si perdesse nel cielo.

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